Il flusso diretto
La filosofia di Afrodite afferma che l'amore spirituale e l'amore per l'arte sono manifestazioni diversificate di una unica energia che sale dal cuore fisico fino a "illuminare" i due emisferi cerebrali attraverso un canale chiamato dai mistici "gedeon", o "fontana di luce". Questo canale ha origine dal cuore fisico e arriva nel centro della fronte (il bindu dei tantrici), fra le due sopracciglia. Da qui si biforca verso il lobo temporale sinistro e quello destro e converge sulla sommità della testa, nel punto in cui si forma alla nascita la fontanella che poi si richiude e si salda con la calotta cranica superiore.
L'amore del cuore, lo stesso provato per i sentimenti di amicizia e le passioni più brucianti, ha la qualità di non aver paura del tempo futuro. Chi ama con il cuore lo fa per sempre, anche se passano gli anni e l'amato vive lontano...Il mistero è lo stesso descritto nell'estasi provata da Santa Teresa, per cui l'amore per Cristo, il cuore di Cristo, dischiude a una inaspettata esperienza erotica. La filosofia greca ha sviscerato attraverso i miti gli effetti prodotti dal "canale centrale" illuminato dall'amore del cuore.
Cuore fisico e spirituale: la biunivocità
Per i greci, come per altre culture antiche, il corpo umano ha due cuori: uno fisico e uno spirituale. Il cuore spirituale , non diversamente da quello fisico, ha due "arterie" che conducono l'amore "venoso" e quello "arterioso" verso la fontanella. Nella fontanella, come nelle valvole cardiache, avviene uno "scambio" con la luce/nitrogeno contenuta nell'Aura, o corpo sottile. Mentre Castore e Polluce, i due Dioscuri simbolo del segno dei Gemelli, regolano il flusso sanguigno e lo scambio che avviene tra l'ossigeno e il sangue venoso, esiste un' altra coppia mitica che descrive lo scambio che avviene sulla sommità della testa tra il sangue venoso e la luce. Elena e Clitennestra sono infatti figlie della stessa madre e simboleggiano la doppiezza del segno spirituale dei Pesci.
Per gli alchimisti del rinascimento occidentale il corpo umano cela l'insospettabile capacità di filtrare informazioni (i Gemelli) e conoscenza (i Pesci) sia dall'ossigeno combinato con le emozioni del cuore fisico (il prana), sia dal nitrogeno combinato con i sentimenti, le parole e i pensieri del cuore spirituale (l'apana). Il mito, come al solito, non descrive i fenomeni attraverso le parole, ma lascia all'intuito e all'immaginazione creativa, facoltà cognitive dei due emisferi cerebrali, il compito di decodificare il significato dei simboli presenti nelle immagini e nelle trame che strutturano le allegorie, le metafore, le favole e persino le storie del cinema contemporaneo.
La congiunzione cerebrale che avviene tra le qualità verbali (Castore) e le qualità interpretative (Polluce) genera infatti l'intelligenza percettiva dell'anima sensoriale (la ninfa Leda) che accende il cuore di curiosità, desiderio di conoscenza, eros e amore. L'amore del cuore, percepito nello scambio primario di Prana e Apana (il principio dualistico descritto dallo yoga), trasforma l'anima psichica (la ninfa) , anche la più ingenua e priva di cultura, nella sensibilità percettiva, erotica e cognitiva dell'anima sensoriale (Leda abbracciata da Zeus/cigno, simbolo della ragione intuitiva indotta dalla conoscenza corporea, istintiva ed emotiva.)
L'eros alchemico ha una qualità speciale, sperimentata dagli amanti negli stati di estasi. Si potrebbe chiamare telepatia sensoriale e descrive la stupefacente sensibilità del "cuore" di percepire le stesse sensazioni, emozioni e sentimenti dell'amato.Tra le classiche definizioni filosofiche dell'essere umano - l'uomo è animale razionale, l'uomo è animale politico - ve n'è una, la quale, chissa perché viene di solito sottaciuta. Quella di animale erotico. Eppure è proprio essa che indica l'originaria condizione di possibilità dell'incontro, ossia di ciò a partire da cui può avere luogo ogni pratica e ogni forma di relazione umana, compresi l'esercizio del pensiero e la politica. L'uomo come mortale, infatti, nasce solo dopo che ha fatto irruzione nel mondo il demone di Eros. Prima, quando gli esseri erano immortali, Eros non esisteva affatto e del sesso non c'era alcun bisogno";.
Ecco alcune brevi righe di presentazione del libro di Romano Gasparotto ("Filosofia dell'Eros", 2007 editore Bollati Boringhieri), docente di Fenomenologia dell'immagine presso l'Accademia di Belle Arti di Brera,che sintetizzano uno dei pricipi di differenziazione tra la filosofia occidentale e quella orientale. La filosofia occidentale inaugurata dalla mitologia greca è essenzialmente una filosofia del divenire. L'uomo nasce perfetto, ma gradualmente si adombra, precipita come un demone e , riconquistata una condizione semidivina, ritenta di riprendere il cammino lungo il "firmamento celeste"; che lo potrà ricondurre a dimorare nell'Olimpo degli dei e splendere nel cielo come il dio Sole (Apollo).
In questo processo di rinascita a una condizione divina, l'uomo deve diventare consapevole della sua condizione androgina, poiché è "denudando" la propria natura femminile che gli sarà possibile riscoprire la perfezione dell'Homo Totus, come lo chiamavano gli alchimisti rinascimentali. L'Eros è lo strumento 'tecnico e alchemico' che Zeus invia sulla terra (la ninfa Leda) per aiutare l'uomo a a compiere il processo di redenzione degli aspetti deteriori della psiche, ovvero la pulsione psichica di Venere e la libido sessuale di Marte.
sabato 26 settembre 2009
Amore & Eros=Alchimia dell'Eros
lunedì 21 settembre 2009
la percezione dell'ermafrodito
Nel 1593 Caravaggio giunge a risolvere l'operazione algebrica [(1+2+3+4=10). Il senso dell'operazione è da rintracciare all'interno della psicologia alchemica che afferma un principio rimasto sepolto sotto la cenere per molti secoli: "A un mutamento delle modalità della percezione (1) corrisponde un mutamento della qualità dell'intuizione (2) che influisce sulle proprietà della conoscenza (3) che a sua volta determina un mutamento della coscienza di sé (4) a cui corrisponde infine un mutamento del senso di identità (5x2=10).] e dipinge il "Fanciullo con canestro di frutta". Il fanciullo è l'emblema di una nuova identità che è maschile quando esercita l'attività di vedere, ma femminile quando esibisce senza pudore le sensazioni (le foglie),le emozioni (l'uva) e i sentimenti del cuore (le mele, le pesche, le susine, il melagrano). Il fanciullo rappresenta quindi un primo livello di integrazione delle facoltà della percezione "femminile" all'interno del metabolismo cognitivo "maschile" che si concretizza nell'identità dell'Ermafrodito, emblema spirituale di chi realizza la fusione delle qualità percettive di entrambi i sessi.
L'Ermafrodito individua uno stadio superiore di consapevolezza delle parole e delle immagini che strutturano la Realtà visibile ( i fatti) e invisibile (i sentimenti umani). Ma la Realtà non è una immagine, non è una mappa, è il "Territorio", è il campo d'indagine in cui si proietta il desiderio dell'anima di costruire un mondo dominato da significati sensibili al corpo.
In un dipinto è possibile inserire la Mappa di un territorio, ma non la Realtà, e a Caravaggio non rimane che collocare l'Ermafrodito all'interno di una struttura triangolare, a rimarcare con chiarezza di aver messo un "segno" forte nella Mappa, per comunicare il suo passaggio all'interno del Terristorio spirituale (la Realtà alchemica) che sia riconoscibile da tutti (i veri alchimisti).
La Realtà non può essere comunicata verbalmente. A tale proposito i taoisti ripetono: "Coloro che sanno non parlano; coloro che parlano non sanno". La Realtà è un Territorio costellato di simboli che possono essere colti durante il mutamento dell'identità ermafrodita e androgina. L'esperienza artistica (ermafrodita) e l'alchimia dell'arte (androgina) si colloca all'interno di questo orizzonte. A tutti gli altri esseri che si identificano nel proprio sesso, la strada è preclusa
L'Ermafrodito individua uno stadio superiore di consapevolezza delle parole e delle immagini che strutturano la Realtà visibile ( i fatti) e invisibile (i sentimenti umani). Ma la Realtà non è una immagine, non è una mappa, è il "Territorio", è il campo d'indagine in cui si proietta il desiderio dell'anima di costruire un mondo dominato da significati sensibili al corpo.
In un dipinto è possibile inserire la Mappa di un territorio, ma non la Realtà, e a Caravaggio non rimane che collocare l'Ermafrodito all'interno di una struttura triangolare, a rimarcare con chiarezza di aver messo un "segno" forte nella Mappa, per comunicare il suo passaggio all'interno del Terristorio spirituale (la Realtà alchemica) che sia riconoscibile da tutti (i veri alchimisti).
La Realtà non può essere comunicata verbalmente. A tale proposito i taoisti ripetono: "Coloro che sanno non parlano; coloro che parlano non sanno". La Realtà è un Territorio costellato di simboli che possono essere colti durante il mutamento dell'identità ermafrodita e androgina. L'esperienza artistica (ermafrodita) e l'alchimia dell'arte (androgina) si colloca all'interno di questo orizzonte. A tutti gli altri esseri che si identificano nel proprio sesso, la strada è preclusa
martedì 15 settembre 2009
Una Storia...Una Vita
La pioggia solca le strade,una strada qualsiasi nel 1er arrondissement di Parigi, di una assurda mattina di Settembre, una delle classiche mattine semi autunnali parigine dove pensi di essere troppo coperta per la giornata ma ti rendi conto di essere troppo scoperta per l'ora, e invece no, un vento leggero solletica i rami più alti degli alberi, il cielo si veste di scuri cirri carichi pronti a scoppiare ed io indosso solo un pantacollant nero,blouse blu china, un blu particolare quasi pensieroso e malinconico.
Le strade sono quasi deserte, solo un vecchio si trascina malconcio e claudicante, tirandosi dietro un carrellodi un qualsiasi supermarche' che sta in piedi per miracolo e viene da chiedersi chi sostiene chi … solo i miei tacchi altissimi risuonano secchi sulle basole … tac tac tac … un passo davanti all’altro imperterrita … verso chissà cosa poi … ma non importa dove, l’importante è andare.
“ Ho fame” penso, e sento solo crampi che mi dilaniano il ventre che zittiscono la mente che mi chiede dove vado, ma non importa, devo andare … tac tac tac… un passo dopo l’altro a ferire le basole con i miei altissimi tacchi.
Passo davanti ad una finestra e stupita guardo l’estranea che mi fissa, il volto scavato, neri occhi di fuori, ridicola in un abito troppo elegante per quell’ora e di sicuro troppo grande per quel corpo consunto dall’uso di troppi uomini, una maschera di trucco che iniziava a sciogliersi, e sorrisi, in fin dei conti ero solo io e canticchiai a me stessa una vecchia canzone dei queen …
“Ho fame” penso, ma non ho nulla da buttare giù… eppure vago , pronta a fingere di essere un’altra .. “oggi devo incontrare un uomo importante” mi dico, e cerco di rassettare la blouse, “stavolta è diverso” mi ripeto di continuo, tanto che oramai le parole hanno perso qualsiasi significato, ma non importa devo andare … tac tac tac …
Incontro un gruppo di donne, camminano strette l’una all’altra, ed avanzano come se fossero l’esercito della salvezza incaricate da Dio stesso di ripulire il mondo dalle persone come me, tanto è lo sdegno che riportano nello sguardo … SVERGOGNATA … puttana … mi urlerebbero contro se la forte opinione che hanno di se stesse non le avesse fermate, ma non ho tempo da dedicare al loro disgusto devo andare incontro al mio destino, che oggi sono sicura sarà differente … tac tac tac
“Hanno ragione” mi risuona in testa come un secco colpo di pistola, e comincio a contare gli uomini che famelici e senza scrupoli hanno frugato, hanno scavato nel mio ventre, hanno solcato la mia pelle antica … 1 … 100 … perdo il conto … sono troppi …
Ma stavolta è diverso, ne sono sicura, ho chiesto in giro, ho preso informazioni e mi hanno detto che quest’uomo è diverso, lui non prenderà tutto ed andrà via quando ha finito, come hanno fatto gli altri…
Svolto l’angolo ed un uomo ben vestito mi si piazza davanti “ Es tu Asja?”, ed in effetti ricorda un lascivo e tenebroso attore del film “ultimo tango a Parigi” .. e mi basta guardarlo negli occhi per capire che nulla è cambiato, tutto sembra mutare ma per restare esattamente com’era prima.
Non oppongo resistenza quando la sua mano umida mi afferra e mi trascina nel buio di una stanza stretta come un budello, mani fameliche,labbra tumide,sospiri,gemiti …
Occhi da lupo mi fissano e mi spogliano, mani rapaci cercano e trovano ciò che vogliono, un uomo senza scrupoli mi ha fatto la sua puttana per l’ennesima volta, sento le forze che pian piano mi abbandonano mentre da lontano sento rintoccare le camapane..uno...due...tre..quattro...cinque...sei...sette rintocchi, un gemito prolungato e dopo 5 minuti mi ritrovo sola con 4 banconote da cento euro sul corpo.
Il silenzio signori, l’inerzia e la padroni del mio corpo fino a pochi minuti fa' svaniscono .
Le strade sono quasi deserte, solo un vecchio si trascina malconcio e claudicante, tirandosi dietro un carrellodi un qualsiasi supermarche' che sta in piedi per miracolo e viene da chiedersi chi sostiene chi … solo i miei tacchi altissimi risuonano secchi sulle basole … tac tac tac … un passo davanti all’altro imperterrita … verso chissà cosa poi … ma non importa dove, l’importante è andare.
“ Ho fame” penso, e sento solo crampi che mi dilaniano il ventre che zittiscono la mente che mi chiede dove vado, ma non importa, devo andare … tac tac tac… un passo dopo l’altro a ferire le basole con i miei altissimi tacchi.
Passo davanti ad una finestra e stupita guardo l’estranea che mi fissa, il volto scavato, neri occhi di fuori, ridicola in un abito troppo elegante per quell’ora e di sicuro troppo grande per quel corpo consunto dall’uso di troppi uomini, una maschera di trucco che iniziava a sciogliersi, e sorrisi, in fin dei conti ero solo io e canticchiai a me stessa una vecchia canzone dei queen …
“Ho fame” penso, ma non ho nulla da buttare giù… eppure vago , pronta a fingere di essere un’altra .. “oggi devo incontrare un uomo importante” mi dico, e cerco di rassettare la blouse, “stavolta è diverso” mi ripeto di continuo, tanto che oramai le parole hanno perso qualsiasi significato, ma non importa devo andare … tac tac tac …
Incontro un gruppo di donne, camminano strette l’una all’altra, ed avanzano come se fossero l’esercito della salvezza incaricate da Dio stesso di ripulire il mondo dalle persone come me, tanto è lo sdegno che riportano nello sguardo … SVERGOGNATA … puttana … mi urlerebbero contro se la forte opinione che hanno di se stesse non le avesse fermate, ma non ho tempo da dedicare al loro disgusto devo andare incontro al mio destino, che oggi sono sicura sarà differente … tac tac tac
“Hanno ragione” mi risuona in testa come un secco colpo di pistola, e comincio a contare gli uomini che famelici e senza scrupoli hanno frugato, hanno scavato nel mio ventre, hanno solcato la mia pelle antica … 1 … 100 … perdo il conto … sono troppi …
Ma stavolta è diverso, ne sono sicura, ho chiesto in giro, ho preso informazioni e mi hanno detto che quest’uomo è diverso, lui non prenderà tutto ed andrà via quando ha finito, come hanno fatto gli altri…
Svolto l’angolo ed un uomo ben vestito mi si piazza davanti “ Es tu Asja?”, ed in effetti ricorda un lascivo e tenebroso attore del film “ultimo tango a Parigi” .. e mi basta guardarlo negli occhi per capire che nulla è cambiato, tutto sembra mutare ma per restare esattamente com’era prima.
Non oppongo resistenza quando la sua mano umida mi afferra e mi trascina nel buio di una stanza stretta come un budello, mani fameliche,labbra tumide,sospiri,gemiti …
Occhi da lupo mi fissano e mi spogliano, mani rapaci cercano e trovano ciò che vogliono, un uomo senza scrupoli mi ha fatto la sua puttana per l’ennesima volta, sento le forze che pian piano mi abbandonano mentre da lontano sento rintoccare le camapane..uno...due...tre..quattro...cinque...sei...sette rintocchi, un gemito prolungato e dopo 5 minuti mi ritrovo sola con 4 banconote da cento euro sul corpo.
Il silenzio signori, l’inerzia e la padroni del mio corpo fino a pochi minuti fa' svaniscono .
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domenica 13 settembre 2009
I Sette Peccati Capitali
1) Superbia Il superbo ostenta sicurezza e cultura e sminuisce i meriti altrui. La sua posizione psicologica è però più complessa: non sempre è realmente convinto di possedere tutte le qualità che lui stesso si attribuisce. Teme delusioni e insuccessi perché rivelerebbero la triste verità che egli stesso sospetta, quella di essere in realtà un mediocre, un normodotato, di rientrare nella media.
2) Accidia
Indolenza, indifferenza: l'accidioso indugia voluttuosamente nell'ozio e nell'errore. Sa quali siano i suoi impegni, ma pur di non assolverli, ne ridimensiona la portata, autoconvincendosi che si tratti di piccolezze e che rimandarle non comporti conseguenze gravi.
3) Lussuria
La lussuria non è la semplice dedizione ai piaceri sensuali. Lussurioso è soprattutto chi si lascia rapire e cullare continuamente dalla fantasie sensuali. La lussuria diventa un vizio quando il costante volgersi del pensiero al desiderio impedisce il normale svolgimento delle incombenze quotidiane.
4) Ira
L'ira non è l'occasionale esplosione di rabbia: diventa un vizio in presenza di un'estrema suscettibilità che fa sì che anche la più trascurabile delle inezie sia capace di scatenare una furia selvaggia.
5) Gola
Il peccato di gola non è la mera ingordigia o la smodata consumazione di cibo, ma il lusso alimentare, la predilezione per la cucina raffinata, la propensione a cibarsi esclusivamente di pietanze pregiate e costose.
6) Invidia
Per l'invidioso, la felicità altrui è fonte di personale frustrazione. Sminuisce i successi altrui e li attribuisce alla fortuna o al caso o sostiene che siano frutto di ingiustizia.
7) Avarizia
Estremo contenimento delle spese non perché lo imponga la necessità, ma per il gusto di risparmiare fine a se stesso. L'avaro si sente un virtuoso e si descrive con aggettivi delicati ed equilibrati: prudente, attento, oculato, parco.
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sabato 12 settembre 2009
La cortigiana dalla Storia ai giorni nostri
Nell’antica Grecia, le etere (hetaerae) erano esclusive cortigiane e sofisticate prostitute, donne indipendenti e molto influenti alle quali veniva richiesto di indossare abiti che le distinguessero dalle altre ed il pagamento delle tasse.Per lo piu' ex-schiave oppure straniere, queste cortigiane erano note per le loro grandi capacita’ artistiche (nella danza e nella musica), per la loro bellezza e, diversamente dalle altre donne greche di quel periodo, per la loro educazione e cultura.
Le etere non erano soltanto femmine che prendevano attivamente parte alla vita sociale di quel tempo, ma addirittura le loro opinioni ed i loro consigli erano presi in grandissima considerazione dagli uomini.
Per fare dei paragoni con altre figure femminili della storia, erano praticamente il corrispondente delle antecedenti Nadītu babilonesi, delle geishe giapponesi o delle kisaeng coreane.Alcune delle etere piu’ famose: Aspasia ( non per nulla mi chiamo Asja ), per lungo tempo compagna del politico ateniese Pericle, Archeanassa compagna di Platone, Neaira e Thaïs concubine di Tolomeo, generale di Alessandro il Grande e successivamente re dell’Egitto.
Si racconta che Thaïs valesse il suo peso in argento e Demostene, in una sua oratoria, cita che il prezzo per poter avere Neaira era di 30 mine. Dato che la mina era l’equivalente di 100 dracme e la dracma era l’equivalente del salario giornaliero di un lavoratore forte ed abile, si puo’ stabilire che il prezzo, rapportato ad oggi sarebbe stato di 120mila euro.
“We have hetaerae for pleasure, pallakae to care for our daily body’s needs and gynaekes to bear us legitimate children and to be faithful guardians of our households.”
"Abbiamo le etere per il piacere, le concubine per le cure quotidiane e le mogli perche' ci diano figli legittimi e sorveglino fedelmente il nostro patrimonio."
(Demostene - Contro Neera, 122)
Le etere non erano soltanto femmine che prendevano attivamente parte alla vita sociale di quel tempo, ma addirittura le loro opinioni ed i loro consigli erano presi in grandissima considerazione dagli uomini.
Per fare dei paragoni con altre figure femminili della storia, erano praticamente il corrispondente delle antecedenti Nadītu babilonesi, delle geishe giapponesi o delle kisaeng coreane.Alcune delle etere piu’ famose: Aspasia ( non per nulla mi chiamo Asja ), per lungo tempo compagna del politico ateniese Pericle, Archeanassa compagna di Platone, Neaira e Thaïs concubine di Tolomeo, generale di Alessandro il Grande e successivamente re dell’Egitto.
Si racconta che Thaïs valesse il suo peso in argento e Demostene, in una sua oratoria, cita che il prezzo per poter avere Neaira era di 30 mine. Dato che la mina era l’equivalente di 100 dracme e la dracma era l’equivalente del salario giornaliero di un lavoratore forte ed abile, si puo’ stabilire che il prezzo, rapportato ad oggi sarebbe stato di 120mila euro.
“We have hetaerae for pleasure, pallakae to care for our daily body’s needs and gynaekes to bear us legitimate children and to be faithful guardians of our households.”
"Abbiamo le etere per il piacere, le concubine per le cure quotidiane e le mogli perche' ci diano figli legittimi e sorveglino fedelmente il nostro patrimonio."
(Demostene - Contro Neera, 122)
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venerdì 11 settembre 2009
Ermafrodito Ermafrodita Intersessuale
Ermafrodita o Intersessuale tra mito e realta'
Ovidio racconta il mito della ninfa Salmacide , che, in una fontana presso Alicarnasso, si avvinghia al corpo del giovinetto amato per non esserne mai più separata, dando luogo ad una nuova creatura, l'Ermafrodito appunto: nella fiaba la metamorfosi appare come l'esito di una situazione reale senza sbocco, l'esito di una intollerabile separazione.Narra dunque Ovidio (Metamorfosi, IV) di questo giovinetto, allevato dalle Naiadi, "cuius erat facies, in qua materque paterque cognosci possent; nomen quoque traxit ab illis."(vv 290-291)
che aveva un aspetto così bello, che potevano esservi riconosciuti il padre e la madre, e che trasse anche il nome da loro ( Ermafrodito dal greco Hermaphròditos, figlio di Hermès e Aphrodites).
A quindici anni, abbandonati i monti natii, presso uno specchio d'acqua nel paese dei Cari, venne scorto dalla ninfa Salmacide :"puerum vidit visumque optavit habere" (v 316).
Il giovane ignaro dell'amore rifiutò le esplicite richieste della ninfa che, infiammata d'amore, si gettò a sua volta nelle acque in cui il giovinetto si era immerso, avvinghiandosi strettamente a lui e, abbarbicata come l'edera al tronco, malgrado la resistenza di lui, pregò gli dei di non essere mai separata dall'amato:
"...et istum nulla dies a me nec me deducat ab isto." (vv 372-73). Accolsero gli dei i suoi voti: i due corpi uniti si fusero, annullandosi in un'unica figura:
"vota suos habuere deos; nam mixta duorum corpora iunguntur, faciesque inducitur illis una. ( vv 374-76) " nec duo sunt et forma duplex, nec femina dici nec puer ut possit, neutrumque et utrumque videntur".(vv 378-379)Così non furono più due, ma un essere ambiguo nè donna nè uomo, con l'aspetto di ambedue e di nessuno dei due.
Ermafrodito è un essere nuovo dalla doppia natura insieme maschile e femminile.
L’ermafrodito non è raro in natura: non è una via di mezzo tra il maschio e la femmina, né tantomeno un mezzo maschio e una mezza femmina, bensì è un maschio e una femmina perfettamente efficienti, riuniti insieme nello stesso essere.Per definizione è un individuo che produce sia uova che spermatozoi.
Se ne trovano esempi nelle spugne, nei vermi, nelle sanguisughe, nei lombrichi, tra i molluschi e tra i pesci.
Dal punto di vista evolutivo, l’ermafrodito non è necessariamente la forma originaria: vi sono specie ermafrodite sviluppatesi solo in un secondo tempo da altre in cui i sessi erano separati.
E, comunque, l’ermafrodito in natura non ha la completezza e l’autonomia che gli attribuisce il mito: solo in casi rarissimi ricorre all’autofecondazione e il suo vantaggio sta nella possibilità di accoppiarsi con qualsiasi individuo della sua specie incontri.Nell’episodio di Ermafrodito il doppio appare come condizione di equilibrio e completezza, come raggiungimento della condizione ideale primordiale proposta da Platone nei suoi Dialoghi dove si legge:"In principio tre erano i sessi del genere umano, e non due come ora, maschile e femminile, ma ve ne era anche un terzo comune ad entrambi, di cui è rimasto il nome, mentre esso è scomparso; questo era allora il genere androgino, e il suo aspetto e il suo nome partecipavano di entrambi, del maschile e del femminile, mentre ora non è rimasto che il nome che suona per dileggio... la forma di ogni uomo era tutta rotonda, ...e due facce sopra il collo rotondo, in tutto simili; e su entrambe le facce, orientate in senso opposto, un’unica testa, e quattro orecchi, e due sessi...il maschio traeva origine dal sole, la femmina dalla terra, e quello che partecipava di entrambi i generi dalla luna, dal momento che la luna partecipa del sole e della terra". Ermafrodito rientra nel "bifrontismo invisibile", in quanto si sa che è una creatura doppia, ma non si vede. Se non fosse esistita la scrittura, oggi, non sapremmo niente circa la sua natura.
Il mito di Ermafrodito, col suo "bifrontismo invisibile", potrebbe esprimere un conflitto tra la parte femminile e quella maschile dell'essere umano, e nello stesso tempo potrebbe indicare la fusione e la strada per il superamento della dissociazione e l'acquisita capacità di comprendere l'altro da sé, tramite l'introspezione.
Ecco quindi Ermafrodito come visione positiva e appagante del doppio: tramite la conoscenza di sé si può essere in grado di comprendere se stessi e anche gli altri.Questa visione di Ermafrodito come essere completo e in equilibrio può essere riscontrata anche nell’Idolo ermafrodito di Carrà. L’opera è un tutto armonico dove la proporzione lega tutto in unità e lo fa “in forma bellissima”. I tre parallelepipedi richiamano il rapporto aureo.Il colore del primo parallelepipedo, che è verde, nasce dall’”accoppiamento” degli altri due; il secondo infatti è azzurro e il terzo è giallo.Giallo e blu sono i colori del giorno e della notte e rappresentano quindi la natura maschile e femminile. Il parallelepipedo su cui siede Ermafrodito è ovviamente verde, è dunque androgino come l’idolo che racchiude armoniosamente in sé le due nature. La luce contribuisce a dare unità al tutto. L’idolo, inoltre, accenna con la mano destra al numero tre ovvero il numero trinitario in unità ( la mano è una).
Ovidio racconta il mito della ninfa Salmacide , che, in una fontana presso Alicarnasso, si avvinghia al corpo del giovinetto amato per non esserne mai più separata, dando luogo ad una nuova creatura, l'Ermafrodito appunto: nella fiaba la metamorfosi appare come l'esito di una situazione reale senza sbocco, l'esito di una intollerabile separazione.Narra dunque Ovidio (Metamorfosi, IV) di questo giovinetto, allevato dalle Naiadi, "cuius erat facies, in qua materque paterque cognosci possent; nomen quoque traxit ab illis."(vv 290-291)
che aveva un aspetto così bello, che potevano esservi riconosciuti il padre e la madre, e che trasse anche il nome da loro ( Ermafrodito dal greco Hermaphròditos, figlio di Hermès e Aphrodites).
A quindici anni, abbandonati i monti natii, presso uno specchio d'acqua nel paese dei Cari, venne scorto dalla ninfa Salmacide :"puerum vidit visumque optavit habere" (v 316).
Il giovane ignaro dell'amore rifiutò le esplicite richieste della ninfa che, infiammata d'amore, si gettò a sua volta nelle acque in cui il giovinetto si era immerso, avvinghiandosi strettamente a lui e, abbarbicata come l'edera al tronco, malgrado la resistenza di lui, pregò gli dei di non essere mai separata dall'amato:
"...et istum nulla dies a me nec me deducat ab isto." (vv 372-73). Accolsero gli dei i suoi voti: i due corpi uniti si fusero, annullandosi in un'unica figura:
"vota suos habuere deos; nam mixta duorum corpora iunguntur, faciesque inducitur illis una. ( vv 374-76) " nec duo sunt et forma duplex, nec femina dici nec puer ut possit, neutrumque et utrumque videntur".(vv 378-379)Così non furono più due, ma un essere ambiguo nè donna nè uomo, con l'aspetto di ambedue e di nessuno dei due.
Ermafrodito è un essere nuovo dalla doppia natura insieme maschile e femminile.
L’ermafrodito non è raro in natura: non è una via di mezzo tra il maschio e la femmina, né tantomeno un mezzo maschio e una mezza femmina, bensì è un maschio e una femmina perfettamente efficienti, riuniti insieme nello stesso essere.Per definizione è un individuo che produce sia uova che spermatozoi.
Se ne trovano esempi nelle spugne, nei vermi, nelle sanguisughe, nei lombrichi, tra i molluschi e tra i pesci.
Dal punto di vista evolutivo, l’ermafrodito non è necessariamente la forma originaria: vi sono specie ermafrodite sviluppatesi solo in un secondo tempo da altre in cui i sessi erano separati.
E, comunque, l’ermafrodito in natura non ha la completezza e l’autonomia che gli attribuisce il mito: solo in casi rarissimi ricorre all’autofecondazione e il suo vantaggio sta nella possibilità di accoppiarsi con qualsiasi individuo della sua specie incontri.Nell’episodio di Ermafrodito il doppio appare come condizione di equilibrio e completezza, come raggiungimento della condizione ideale primordiale proposta da Platone nei suoi Dialoghi dove si legge:"In principio tre erano i sessi del genere umano, e non due come ora, maschile e femminile, ma ve ne era anche un terzo comune ad entrambi, di cui è rimasto il nome, mentre esso è scomparso; questo era allora il genere androgino, e il suo aspetto e il suo nome partecipavano di entrambi, del maschile e del femminile, mentre ora non è rimasto che il nome che suona per dileggio... la forma di ogni uomo era tutta rotonda, ...e due facce sopra il collo rotondo, in tutto simili; e su entrambe le facce, orientate in senso opposto, un’unica testa, e quattro orecchi, e due sessi...il maschio traeva origine dal sole, la femmina dalla terra, e quello che partecipava di entrambi i generi dalla luna, dal momento che la luna partecipa del sole e della terra". Ermafrodito rientra nel "bifrontismo invisibile", in quanto si sa che è una creatura doppia, ma non si vede. Se non fosse esistita la scrittura, oggi, non sapremmo niente circa la sua natura.
Il mito di Ermafrodito, col suo "bifrontismo invisibile", potrebbe esprimere un conflitto tra la parte femminile e quella maschile dell'essere umano, e nello stesso tempo potrebbe indicare la fusione e la strada per il superamento della dissociazione e l'acquisita capacità di comprendere l'altro da sé, tramite l'introspezione.
Ecco quindi Ermafrodito come visione positiva e appagante del doppio: tramite la conoscenza di sé si può essere in grado di comprendere se stessi e anche gli altri.Questa visione di Ermafrodito come essere completo e in equilibrio può essere riscontrata anche nell’Idolo ermafrodito di Carrà. L’opera è un tutto armonico dove la proporzione lega tutto in unità e lo fa “in forma bellissima”. I tre parallelepipedi richiamano il rapporto aureo.Il colore del primo parallelepipedo, che è verde, nasce dall’”accoppiamento” degli altri due; il secondo infatti è azzurro e il terzo è giallo.Giallo e blu sono i colori del giorno e della notte e rappresentano quindi la natura maschile e femminile. Il parallelepipedo su cui siede Ermafrodito è ovviamente verde, è dunque androgino come l’idolo che racchiude armoniosamente in sé le due nature. La luce contribuisce a dare unità al tutto. L’idolo, inoltre, accenna con la mano destra al numero tre ovvero il numero trinitario in unità ( la mano è una).
giovedì 10 settembre 2009
Cortigiana...la Genesi e l'invidia che suscitiamo
Da dove nasce l'invidia? Per dirla alla Leopardi, essa sorge dallo stimare un'altra persona “maggior di sé”. Tale stima non sempre è frutto di un pensiero razionale e a volte può presentarsi come intimo convincimento o come pregiudizio inconscio, contro cui l'intelletto e l'amor proprio si ribellano cercando in ogni modo e in ogni forma di dimostrare il contrario spiegando (o tentando di spiegare) agli altri (ma in realtà a se stessi) come la persona della cui “maggior grandezza” si è intimamente invidiosi sia invece “minor di sé”.
La mancata accettazione della realtà e della propria medesima consapevolezza induce a negare persino l'evidenza, a degenerare in critiche gratuite o pretestuose o a scrivere post più o meno direttamente offensivi in forum immondi.
Oggi non paiono invidiati gli attori e le attrici del teatro d'opera, forse perché non più contesi da contratti faraonici come nella stagione d'oro della Lirica, e come conseguenza abbiamo l'assenza di forum in cui qualcuno (come avveniva solo nel secolo scorso) li appelli “immorali” o “poveracci disposti a vendersi al primo impresario”, nemmeno quando le loro prestazioni artistiche fanno veramente pena o li riducono alla fame.
Pare invece assai più sviluppata l'invidia nei confronti delle escort, soprattutto delle Cortigiane.
INVIDIA
II. Le Attrici e la loro opera scenica
Ho sempre nutrito forti dubbi sul fatto che tutti gli attori godano nel ricoprire tutte parti a loro assegnate, a prescindere dal loro stato d’animo, e che ancor di più godano sempre nel far godere il pubblico. Più realisticamente, penso vi siano per loro parti più o meno piacevoli, più o meno fonte di godimento artistico, più o meno consone al loro carattere o alla loro situazione del momento. Troveranno alcune parti coinvolgenti, altre sgradevoli, altre banali, altre ancora insignificanti, e potranno ricoprire le une e le altre con passione o indifferenza. A seconda della loro bravura il loro stato d’animo influirà o meno nella prestazione (meno se sono bravi).
Possono in ogni caso rifiutare parti a loro non gradite (così come possono decidere invece di recitarle comunque con grande professionalità e maestria).
Sono in questo assolutamente simili alle Cortigiane. Anche le Cortigiane incontrano clienti più o meno gradevoli, più o meno piacenti, più o meno consoni al loro modello di “gentiluomo”. Siamo noi Cortigiane a decidere se, come e con chi recitare: se siamo brave, nessuno capirà il nostro vero stato d’animo, né in un senso, né nell’altro. In ogni caso possiamo rifiutare parti da loro ritenute “non dignitose”, accettare certe scene solo “a certe condizioni” o negarsi di lavorare e per “registi” che non stimano o per un pubblico che non le sa apprezzare.
Nutro dubbi altrettanto forti anche sul fatto che le Cortigiane non godrebbero a svolgere bene la loro nobile ed artistica professione. Certo si tratta di un godimento fisico , di un piacere dipendente dalle “doti” (intellettuali o fisiche) della persona che hanno di fronte, ma anche una gioia “estetica” e assieme “spirituale” nascente dalla intima consapevolezza di aver interpretato a regola d’arte un sogno estetico, al pari delle superne creature della grande opera.
I grandi attori sono coloro che sanno dar vita, consistenza, volto, corpo e personalità, nella loro recitazione, alle superne creazione dell'arte, facendo vibrare sulla scena i grandi amori e i grandi odii, ma mantenendo sempre un certo distacco, un, per così dire, “straniamento”, da ciò che interpretano. I grandi attori sono coloro che rendono sensibili agli astanti le pulsioni più violente e le aspirazioni più alte, i sacrifici più nobili e le malignità più profonde, le imprese più eroiche e le nefandezze più abbiette, le più sublimi speranze e le più nere disperazioni, i sogni e gli incubi, le verità e gli inganni, le tragedie e gli idilli, ma che comunque, nonostante questo, dietro la maschera, al di là di ciò che vede, pensa e sente lo spettatore, riescono a non essere annullati o schiacciati dalla grandezza dell'arte e dei personaggi da loro stessi rappresentati.
I grandi attori fanno letteralmente palpitare gli animi degli spettatori al ritmo degli odi e degli amori, delle gioie e delle sofferenze, delle passioni e degli slanci sentimentali propri dei personaggi da loro interpretati, ma sono capaci di rimanere al contempo, dentro di loro, ciò che sono normalmente. E' questa la grande essenza dell'attore (e dell'attrice).
Un grande attore è colui che sa recitare una scena tragica ridendo dentro di sé, o che sa vestire, come nell'Opera di Leoncavallo, la giubba di “Pagliaccio” con la morte nel cuore.
La vera Cortigiana la si puo' assimilare ad un'attrice. Ella interpreta, dietro compenso, la parte della bella cortigiana o della vaga danzatrice, interpretando il sogno erotico del suo "pubblico" e facendolo perdere per i labirinti del piacere, inondando la sua mente di immagini e sensazioni di ebbrezza carnale, versando nei calici del cuore onde di voluttà.
Come un'attrice, è libera, all'interno del suo mestiere, di non lavorare per un regista non fidato o per un pubblico che non l'apprezza veramente, di rifiutare parti non gradite, di declinare offerte economiche ritenute inadeguate al suo rango.
Come un'attrice, poi, deve essere in grado di distinguere la vita reale da quella sulla scena, magari straniandosi, ma sempre recitando bene, e non gettando la maschera sul palcoscenico.
Se non è capace di fare questo, e cede a pianti, autocommiserazioni o isterismi (perché fare l'attrice non è facile e implica diversi sacrifici nel privato), non è una brava attrice, e deve cambiare mestiere o arte.
Come fra le attrici, anche fra le Cortigiane/Escort vi sono le artiste e, le serie professioniste e le poco di buono, le serie e le truffatrici, le ragionevoli e le primedonne, ma tutte hanno tanto più successo quanto più sanno calarsi nella parte senza farsi annullare da essa.
Le vere Cortigiane/Escort, poi, partono da un livello socioculturale superiore alla media, e a volte anche a quello dei clienti che incontrano. La Cortigiana infatti, non è semplicemente la bella donna che si concede a facoltosi ammiratori dietro pagamento, ma è quella moderna forma di geisha che, grazie alla propria parvenza ammaliatrice, alla propria incomparabile avvenenza, al proprio fascino incantatore, ma anche alla propria mai scontata intelligenza, alla propria cultura universitaria e alla propria abilità di "recitare" divinamente, è capace di far vivere alla fortunata clientela quella "favola bella che ieri t'illuse, che oggi m'illude", ossia momenti di indicibile ebbrezza dei sensi e delle idee, in notti di lussuria e serate di eleganza all'insegna della bellezza e del piacere diffusi ad ogni aspetto della vita umana, fra cene principesche, lussi "rinascimentali", dialoghi e baci, squisitezze intellettuali ed estasi carnali (a quanti sostengono che le escort non godano a far godere si potrebbe replicare, malignamente, ma senza offesa alcuna e non troppo distanti dalla verità, che per loro non vi è orgasmo maggiore di quello dato dal suscitare nel cliente un desiderio carnale e spirituale, un'aspirazione estetica ed ideale, un'illusione artistica e umana tali da portarlo a spendere oltre ogni sua previsione, infrangendo ogni limite suggerito dalla ragione e dalla “normalità”).
Non basta essere belle, quindi : bisogna saper interpretare un "sogno estetico", unico nello stile per classe ed eleganza ma diverso di volta in volta nei modi e nelle situazioni a seconda del cliente.
Per questo sono necessarie intelligenza e cultura, studio e concentrazione. Una "morta di fame" non sarebbe all'altezza: le mancherebbero le basi culturali e sociali, nonché la necessaria tranquillità economica di partenza per poter dire di no ai clienti non all'altezza. Se non può essere selettiva, una Cortigiana non può definirsi tale. Non è una merce in vendita, ma un'attrice disposta a fornire dietro pagamento la propria ammaliante prestazione.
Si paga per la recita da ideale etereo incarnato nelle belle forme con cui congiungersi (come si farebbe con una sacerdotessa di Venere), per vivere un sogno estetico, per 'ebbrezza dei sensi e delle idee data dalla sensazione di godere di una beltà divina.
Così è possibile abbandonarsi alle onde della voluttà, vivere momenti di ebbrezza e piacere, dei sensi e delle idee e godere realmente di quella bellezza ideale, prima soltanto rimirata e sospirata in cielo nelle più alte speculazioni filosofiche e nelle più intense estasi artistiche (o disiata e vagheggiata alla luce della luna, nel suo corteo di zefiro e di stelle) che, tramite la donna cui carnalmente congiungersi (la quale diviene così sacerdotessa di Venere Citerea), si fa sensibile a noi mortali, discendendo nell’alta figura, nelle forme perfette, nelle membra lunghe e scolpite come da un divino artefice, nella pelle liscia levigata e nelle altre grazie che è bello tacere.
III. Gli Spettatori paganti
Anche il cliente quindi, per apprezzare in pieno l'opera, dovrebbe essere più un esteta che un semplice uomo in cerca di divertimento o di appagamento di un bisogno fisiologico, così come deve essere parimenti esteta lo spettatore dell'Opera, e non un semplice gaudente in cerca di svago musicale o "bisogno fisiologico di suoni".
L'Esteta è colui il quale gode dell'incontro con una escort come si gode di un'opera d'arte, di una rappresentazione scenica di cui risulta contemporaneamente attore e spettatore. Nell'esteta la naturale brama di bellezza e di piacere si sublima nella ricerca dell'ideale etereo del Bello, lo stesso che si può contemplare nella pittura eccelsa, nell'immagine soave o nel suono melodioso di un verso, nella musica dalla melodia non mai udita, nell'eternità dei marmi, nelle belle lettere e in tutte le arti così dette, per natura ed origine, Divine. L'amore sensuale è per lui un riflesso di quello platonico per l'Idea, da contemplare in cielo, pura e irraggiungibile, come il pianeta sacro a Venere. Il motivo vero del loro ricercare l'appagamento nel meretricio non è quindi la semplice copula, il piacere terreno in sé, ma l'idea di congiungersi carnalmente con la Bellezza in quanto tale, in quanto unica, in quanto idea, della quale le singole donne, con le grazie dei loro corpi, rappresentano la varietà sensibile nelle forme viventi. Sono dunque esse sacerdotesse di Venere, la cui bellezza divina può essere goduta in forme e modi diversi, pur essendo una e inimitabile, proprio come avviene nei riti (nei quali la divinità si esprime attraverso chi ne dà sacralità, appunto le sacer-dotesse), in maniera non dissimile da come la medesima melodia canora, il medesimo atto scenico, il medesimo sogno estetico, può essere interpretato, nella lirica, da diverse attrici, ognuna delle quali lo farà rivivere secondo il proprio stile e la propria personalità, ma sempre nel rispetto dell'ideale artistico imperituro voluto dall'artefice dell'opera.
Molti, erroneamente, credono che il rapporto della Cortigiana/Escort sia di sudditanza nei contronti del cliente.
In realtà, il rapporto fra una Cortigiana indipendente e la sua clientela non ha nulla a che vedere con un rapporto di dipendenza datore di lavoro/segretaria nel quale si potrebbe configurare un abuso di potere a fini sessuali. Esso è invece simile proprio al rapporto professioniste/cliente, nel quale le due figure non sono dipendenti da sudditanza alcuna, sono legate solamente da un contratto di scambio di comune accordo e vedono il loro potere contrattuale variare a seconda delle situazioni del “mercato”. Piaccia o no, il sesso a pagamento ha un suo mercato, con limiti solo nella volontà delle singole persone, nel senso che una prostituta libera ha la possibilità di rifiutare pratiche non gradite o clienti non educati, mentre un cliente ha la possibilità di declinare un’offerta troppo “esosa”.
Per le Cortigiane (quelle che hanno il controllo dei propri guadagni e del propri affari) sono spesso in una posizione di forza contrattuale (e quindi di potere) superiore a quella di molti clienti, e possono benissimo permettersi di mandare a quel paese un cliente ritenuto sgradito, o chiunque sia maleducato o poco rispettoso di loro. Gli uomini che cercano sesso a pagamento non mancano di certo, e queste Cortigiane, che guadagnano in un'ora, con un atto di natura, ciò che un impiegato medio fatica a portare a casa in un mese, non hanno certo bisogno dei soldi del primo venuto.
La Cortigiana, infatti, sa perdere il corpo dell'interlocutore in labirinti di lussuria e sa versare nei calici dell'anima onde di voluttà, fino a fargli raggiungere uno stato di ebbrezza sensuale e intellettiva, quasi una "paradisiaca perdizione", tale per cui egli, nei momenti della di lei compagnia, conosce il oblio dolce dei mali e coglie, nel fluire dei sensi, il palpito della vita universa.
Ella ha cioè la capacità, propria dei grandi artisti, di concedere, attraverso il proprio corpo e la propria mente, istanti indimenticabili in cui l'opera di carne si fa opera di spirito e la sensualità, innalzata quasi a sentimento, diventa voluttà.
Non basta, poi, avere un fisico statuario ed essere appariscenti, si deve anche "intus legere" nell'animo dell'interlocutore, indovinando cosa è per lui irresistibile.
Così facendo, la Cortigiana si può ammantare di quell'alone di irraggiungibilità proprio delle dee, di quella luce diffusa, di quell'aurea di idealità armoniosa e beata che rende la donna così vaga e sublime come neanche nulla di eterno può essere. Questo deve apparire a chi la mira dal primo momento di conoscenza (virtuale o reale) fino al pagamento e restare nel cuore di chi la incontra fin nella vaga malinconia del ricordo (e del desiderio di ritornare).
In trepidante attesa, come i devoti presso le dive, come i fedeli presso i vaticini, come i fanciulli inesperti presso la luna imminente, come i sognatori presso il cielo stellato, gli aspiranti clienti attendono, dopo la cena o l'incontro preliminare, il gesto che consente. A quel punto il "rate" è come un'offerta votiva, più che una transazione commerciale.
Una vera Cortigiana alla fisicità deve abbinare una acuta intelligenza, per indovinare i limiti (economici e non) dell'interlocutore, e capire fino a che punto (intellettuale o materiale) può portare il gioco, senza porlo in imbarazzo ma anche senza lasciare nulla di margine. Concedersi per cifre di "mercato" è semplice, ma ottenere compensi che per altre donne sarebbero da capogiro è una vera arte, la quale appaga la propria aspirazione di arricchimento materiale (e, a volte, anche spirituale), ma anche, in maniera non trascurabile, la propria vanità.
IV. Il Successo
Per questo erra chi sostiene essere la escort in una situazione di inferiorità rispetto al cliente.
In passato si è letto su un forum :
“SE è per questo, neanche una Cortigiana (se non è in servizio) la da' al primo che passa :no:”
Una Cortigiana vera avrebbe risposto:
"Nemmeno quando è in servizio una Cortigiana si concede al primo che incontra. Diciamo che si concede ai "primi", ma in altro senso. Fra i fortunati che sanno fornire le adeguate garanzie economiche, o perché tanto fortunati da essere incredibilmente ricchi, o perché tanto generosi da voler dilapidare per lei diversi stipendi, una top-escort può selezionare, in base a cultura, magnanimità, simpatia, gentilezza o, semplicemente, secondo il proprio capriccio, i fortunatissimi che la incontreranno. Questo è vero soprattutto per quelle capaci di interpretare un "sogno estetico", le quali hanno un numero di ammiratori ed aspiranti clienti molto superiore rispetto al tempo a disposizione per gli incontri. Così la Cortigiana, come Picasso, seleziona sempre i privilegiati che potranno godere della sua arte."
Taluni clienti scioccamente credono di aver usato di lei. I più saggi, riflettendo, si rendono conto che è stata piuttosto lei ad usare loro per i suoi scopi: denaro, arricchimento culturale, appagamento del desiderio del lusso, appagamento del desiderio sessuale, vanità..
Essi l'hanno usata solo per quel poco che lei ha consentito e che si è fatta ben pagare. Quel poco, infatti, quello che sembrava tanto, infinito (come il valore di un Picasso) al momento del pagamento, era un puro nulla se guardato dalla prospettiva della Cortigiana .Questo determina la effettiva posizione di "inferiorità" (o comunque di debolezza) dei clienti rispetto alla Cortigiana (come le gazzelle rispetto ai leoni). Per quanto riguarda la parte economica, abbiamo già spiegato: qui ci riferiamo a quella "umana".
Essi credevano di aver ricevuto tanto semplicemente pagando (e si credevano dunque in una situazione di superiorità) ma poi, se non stolti, si accorgono che quel tanto, per lei, era davvero molto poco, parte del mestiere e che nulla hanno in realtà avuto più di una semplice recita. Hanno strapagato un'illusione. Su quest'illusione si fonda il grande guadagno (e la grande arte) delle Cortigiane.
Esse ne sanno sempre una più del dottor Dulcamara ("Sì lo vedo, o bricconcella, / ne sai più dell'arte mia:/ questa bocca così bella/ è d'amor la spezieria:/ hai lambicco ed hai fornello/ caldo più d'un Mongibello/ per filtrar l'amor che vuoi,/ per bruciare e incenerir./ Ah! vorrei cambiar coi tuoi/ i miei vasi d'elisir"), che vende bordò per elisir d'amore, e il cliente è più gonzo di Nemorino, che ci crede e paga ("Nel paese che ho girato/ più d'un gonzo ho ritrovato,/ ma un eguale in verità/ non ve n'è, non se ne dà.").
In effetti molti clienti pagano per sentirsi in una situazione di superiorità, ma ciò non corrisponde al vero, come abbiamo spiegato. La situazione di partenza delle Cortigiane è infatti quella propria delle classi medio-alte (socioculturalmente) e, anche quando vengono da paesi poveri, rappresentano donne belle e intelligenti degli strati socioculturali più elevati (checché se ne dica).
Quando raccontano storie tristi lo fanno perché il cliente appartiene ai benpensanti che non concepiscono una donna poter vendere liberamente sesso (ritengono forse più dignitoso mendicare) e quindi devono presentare una "giustificazione" socialmente corretta, quando si fingono ingenue lo fanno per appagare il gusto di certi uomini amanti della delicatezza della pesca intatta, del "fiore primissimo della vita" ignaro delle sventure, dei patimenti, la pura gioia della fanciullezza, insomma l'ideale estetico del Quattrocento quale si può vedere nelle ottave del Poliziano
"Candida è ella, e candida la vesta,
ma pur di rose e fior dipinta e d'erba;
lo inanellato crin dall'aurea testa
scende in la fronte umilmente superba.
Rideli a torno tutta la foresta,
e quanto può suo cure disacerba;
nell'atto regalmente è mansueta,
e pur col ciglio le tempeste acqueta.” (Le Stanze)
E come Giulo, il cliente deve far bada di non farsi trafiggere dalla freccia di Cupido, mentre è fra le loro braccia per qualcosa che pensa diverso dall'amor naturale.
Quando si fingono poco colte o "oche" lo fanno per far sentire a proprio agio uomini privi di grandi doti sapienziali o intellettuali, i quali sarebbero a disagio scoprendosi culturalmente inferiori, quando nascondono le proprie ricchezze lo fanno per non mettere a disagio un certo tipo di maschio che non sopporterebbe una donna capace di guadagnare molto più di lui et cetera.
Quante volte la Cortigiana si finge oca per non far sentire "stupido" il proprio interlocutore? Quante volte si finge molto meno colta di quanto non sia per non far provare il disagio dell'inferiorità intellettuale al pagante? Quante volte una Cortigiana arriva all'incontro con una macchina non sua per non mostrare la propria fiammante vettura molto più potente e costosa di quella del cliente di turno, che si potrebbe sentire sminuito? Quanteo volte una Cortigiana nasconde i propri costosissimi gioielli da favola, per non far pensare all'interlocutore che egli non potrebbe, nemmeno con un anno di stipendio, comprarne di simili alla moglie?
Si vede dunque che la presunta situazione di "inferiorità" delle Cortigiane è fuorviante e fallace. La realtà parla di donne piu' o meno belle ma molto colte che scelgono quell'attività per conseguire un tenore di vita, una tranquillità economica e un lusso inimmaginabili ai più, di persone le quali, non spinte dal bisogno, ma piuttosto dalla vanità, affinano la loro arte a livelli sopraffini, trovandosi, al di là delle studiate apparenze, in una situazione quasi sempre di superiorità (economica e di rapporto) nei confronti della clientela.
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